TRAUMI VERTEBRALI
I traumi della colonna vertebrale rappresentano un importante argomento medico e sociale.
La causa di tali traumi è ampia e diventa rilevante nei casi in cui si verifichi una o più lesioni degli elementi costituenti la colonna vertebrale, in particolare le vertebre. Le cause più frequenti sono gli incidenti stradali, le cadute accidentali, traumi sportivi, aggressioni etc. Vi sono anche diversi fattori che influenzano l’entità e la predisposizione alle fratture vertebrali, tra queste concorrono l’età, malattie metaboliche quali l’osteopenia/osteoporosi e l’assunzione di determinati farmaci (es. lunghi cicli di terapia cortisonica). Le lesioni coinvolgenti la colonna vertebrale, a seconda del meccanismo biomeccanico, possono essere: fratture dei corpi vertebrali con espulsione di frammenti che comprimono le strutture nervose; fratture delle strutture ossee/legamentose con conseguenti lussazioni con contusioni midollari e/o stiramento delle strutture nervose e instabilità vertebrale. La presentazione clinica dei traumi vertebrali varia a seconda del grado di coinvolgimento del midollo e delle radici nervose, nonché delle loro strutture vascolari. Per cui possono esserci una gamma di segni e sintomi, tra i quali dolore, debolezza agli arti (paresi/plegia di tutti e 4 gli arti o degli arti inferiori a seconda del livello della lesione nervosa), disturbi della sensibilità, disturbi sfinteriali (minzione e defecazione) e nei casi più gravi shock midollare.
Diagnosi
Le radiografie sono gli esami più semplici e permettono di valutare grossolane deformità della colonna vertebrale e fratture. Tuttavia, l’esame di scelta, nel sospetto di una frattura vertebrale, è la TC (tomografia computerizzata) che permette di visualizzare anche le minime discontinuità ossee e rilevare frammenti ossei. Talvolta, la valutazione del trauma spinale è completata attraverso la risonanza magnetica che aggiunge informazioni su eventuali lesioni degli elementi legamentosi e permette di valutare nel dettaglio le compressioni/contusioni delle strutture nervose (es. mielopatia).
I trattamenti conservativi includono riposo, farmaci analgesici/antinfiammatori, l’uso del collare morbido o rigido nei casi di fratture cervicali stabili, i busti lombari o toraco-lombari a seconda che la frattura/e sia lombare o toracica. Tali presidi sono indicati per un numero variabile di settimane, per permettere all’osso fratturato di rimarginarsi e evitando movimenti che impediscano una buona guarigione ossea.
Nei casi in cui vi siano delle fratture instabili, viene intrapreso il percorso chirurgico per il trattamento di queste anche tenendo in considerazione le condizioni cliniche del paziente.
Fra i trattamenti chirurgici principali e più diffusi abbiamo:
- Vertebroplastica
Questo intervento mini-invasivo, eseguito nei casi delle fratture del corpo vertebrale nel tratto toraco-lombare, permette di dare maggiore stabilità alla vertebra fratturata, di ridurre o eliminare il dolore associato alla frattura vertebrale ed evitare la progressione verso deformità della colonna vertebrale. La procedura consiste nell’iniettare per via percutanea del materiale cementante nel corpo vertebrale fratturato.
- Cifoplastica
Il concetto e la tecnica sono simili alla vertebroplastica. La differenza consiste nel tentare di ristabilire del tutto o in parte l’altezza del corpo vertebrale collassato. Prima di iniettare il materiale cementificante nel corpo vertebrale, viene gonfiato un catetere espandibile che aumenta l’altezza del corpo vertebrale.
Le principali complicanze di queste due procedure sono le lesioni delle strutture nervose, la migrazione del materiale cementante in altre sedi e infezioni.
- Stabilizzazione mediante viti peduncolari
Trattamento di scelta per le fratture vertebrali toraco-lombari instabili. Si tratta di un trattamento che può essere effettuato con tecnica mini-invasiva o open (ferita chirurgica più estesa e scollamento dei muscoli paravertebrali). Consiste nel posizionamento di viti passanti per i peduncoli e i corpi vertebrali di due o più vertebre al fine di stabilizzare quel tratto della colonna e permettere una buona guarigione della frattura. Talvolta vi può essere la necessità di decomprime il canale vertebrale posteriormente e/o rimuove parti di disco intervertebrale migrato nel canale (eseguibile generalmente con tecnica open).
- Artrodesi con stabilizzazione
Nei casi di fratture complesse con importanti deformità e cedimenti vertebrali, possono essere impiegate più tecniche al fine di garantire la stabilità vertebrale. Possono essere rimossi uno o più corpi vertebrali e la loro sostituzione con protesi. In combinazione a questi trattamenti può essere necessaria una stabilizzazione per via posteriore mediante viti peduncolari con o senza decompressione posteriore (rimozione delle componenti ossee posteriori delle vertebre).
- Fratture del tratto cervicale
In tale tratto le tecniche per trattare le fratture possono essere diverse. Tra questo contiamo la stabilizzazione mediante viti poszionate nelle masse laterali e/o peduncolari/istimi. Stabilizzazioni occipito-cervicali. Nei casi in cui non sia sufficiente la stabilizzazione per via posteriore, possono essere eseguite artrodesi per via anteriore (rimozione del solo disco intervertebrale e/o anche del soma/i vertebrali). Nei casi di fratture instabili del processo odontoideo della II vertebra cervicale (C2), una valida opzione consiste nel posizionare una o due viti passanti per il soma e per il processo odontoideo di C2.
I principali rischi di questi interventi sono il danneggiamento di strutture nervose e/o vascolari, malposizionamento dei mezzi di sintesi con necessità di re-intervento. Infezioni della ferita chirurgica o dei mezzi di sintesi. Fallimento dei mezzi di sintesi con necessità di revisone del sistema.
Periodo post-operatorio
I pazienti sottoposti a interventi di stabilizzazione/artrodesi vengono sottoposti a un controllo radiologico in prima o seconda giornata post-operatoria mediante radiografia o TC del livello/i tratto. I pazienti con deficit motori vengono avviati attraverso un percorso di riabilitazione neuromotoria sia durante la degenza sia dopo la dimissione.
Seguono a distanza di 1 mese circa controlli radiologici per verificare lo stato dei mezzi di sintesi.